OperaiSociali

GLI AMICI DI SARA

Inviato da operaisociali in complici e Solidali - 28 Nov, 2006

ANCHE SE VOI VI CREDETE ASSOLTI SIETE LO STESSO COINVOLTI

Lettera aperta ai lavoratori della cooperativa sociale “La Testarda”



Nel mese di giugno una vostra collega veniva scaricata dalla vostra cooperativa perché incinta.

Ha lavorato presso di voi per circa un anno frequentando contemporaneamente un corso di 1000 ore per ottenere la qualifica di OSS su esplicita richiesta della vostra direzione che prometteva, in seguito a questo, un contratto a tempo indeterminato. Senza questa promessa difficilmente avrebbe retto le difficoltà che tale gravoso impegno comporta, impegno che la vedeva contemporaneamente a scuola e al lavoro.

Per un principio di onestà nel rapporto lavorativo ha rivelato il suo stato interessante poco prima della fatidica data d’assunzione e, come molti sanno, a parole è stata rassicurata, nei fatti, liquidata.

Il sistema legale vigente (leggi Treu e Biagi), permette queste forme di discriminazione, ma ciò non significa che queste leggi siano giuste, essendo studiate per favorire il precariato e il ricatto sociale. Un ambiente di cooperativa (vero, e non di facciata) permette ai soci di dire la loro e di non subire supinamente ogni scelta dall’alto. (Sappiamo di persone, nella vostra cooperativa, che hanno atteso due, fino a tre anni un contratto che li garantisse minimamente, migrando da un contratto a tempo determinato all’altro, la cooperativa quindi non ha mai smesso di tutelare se stessa a discapito di chi ci andava a lavorare. Possiamo comprendere che la situazione delle cooperative è critica date le problematiche insite nel lavoro preso in appalto dalle ASL e dai servizi sociali, ma se un ingiusto trattamento economico è il prezzo, un giusto trattamento contrattuale e vivibili condizioni lavorative ne dovrebbero essere il riscatto).

Nei primi due mesi abbiamo atteso invano una risposta di solidarietà e siamo venuti a conoscenza di una riunione d’equipe nella quale la nostra amica lavorava, in cui la grande maggioranza decideva che avrebbe dovuto essere assunta, tutelata nel periodo della maternità per tornare infine a lavorare con voi. Scelta solidaristica e giusta.

Di tale scelta il CDA non ha tenuto minimamente conto alla luce del fatto che all’interno della cooperativa c’erano altre quattro maternità in atto. Numero normalissimo se si valuta la maggioranza femminile in età fertile del personale (sappiamo anche che alcune di queste donne la loro maternità la stanno terminando …).

Da indiscrezioni avute pare che quella di silurare le maternità dove possibile fosse una scelta fatta a monte, una scelta che se fosse vera, ci sembra profondamente arrogante e discriminante.

Tale indirizzo, di stampo “imprenditorial-efficentista-produttivista” esclude per sua natura quei meccanismi di supporto sociale che devono essere alla base dell’operare umano, oggetto di dibattiti e discussioni nel passato e nel presente, anche e soprattutto, negli ambienti cooperativistici “rossi”, conseguenza logica dell’applicazione dell’etica.

In questo imbarazzante clima di silenzio, dopo ben due mesi di attesa di una promessa risposta, (ti facciamo sapere entro una settimana le ultime parole della referente di servizio…) alcuni solidali, esterni alla cooperativa hanno intrapreso una strada di denuncia diretta operando nel campo dell’informazione. Nello stesso momento in cui lì da voi vigeva il silenzio, ovvero la rimozione dell’evento, all’esterno si apriva un dibattito che ha dato vita ad alcune scelte ed azioni.

Tra queste una che vi ha tanto scandalizzato, a nostro parere, per la lettura superficiale che le è stata data. Stiamo parlando di alcune scritte sui muri della vostra sede, in difesa del diritto alla maternità e indicanti uno dei maggiori responsabili dell’accaduto. La sede di via Pianezza è stata esclusa in virtù dell’iniziale solidarietà espressa. Alcune scritte sono apparse anche in altri precisi luoghi legati alla discussione politica, dato che uno dei responsabili dell’accaduto è politicamente attivo in ambienti che denunciano il precariato, mentre di fatto, evidentemente a loro insaputa, ne abusa in virtù del … “bene” … dei conti della cooperativa).

In base a una strana logica (civismo? benpensare? borghesismo?) queste scritte sono state considerate fatto ben più grave del barbaro motivo che le aveva causate. Problema di linguaggio? Linguaggio economico, irriverente ed ampiamente utilizzato nel passato e nel presente nelle lotte in tutto il mondo. Ciò non toglie che nessuno, nei mesi precedenti e successivi, vi ha impedito di mostrare concretamente, con i vostri metodi e linguaggi tale solidarietà, eppure non lo avete fatto.

Ecco invece avviarsi (quanto manipolato lo possiamo immaginare noi che conosciamo bene i burattinai dell’accaduto…) un perverso meccanismo che vede le vittime trasformate in carnefici. Ecco comparire, come per magia, sia dentro che fuori la cooperativa, teoremi circa improbabili congiure, voci che smentiscono le promesse d’assunzione e travisano l’accaduto sbandierando false giustificazioni giusto per salvare la faccia. In realtà la conferma di assunzione poco prima della scoperta della gravidanza era arrivata a Sara in più occasioni, per bocca dello stesso responsabile del personale, della referente di servizio e di alcuni colleghi con cui quest’ultima aveva parlato, un vero peccato, per i bugiardi, che lei entusiasta ne avesse parlato con i suoi amici e compagni di studio prima ancora di sapere di essere incinta, l’assunzione definitiva, secondo gli accordi, avrebbe dovuto partire dal 20 giugno; sempre nello stesso periodo durante le riunioni di equipe le veniva proposta la co-referenza di un utente: difficile pensare che si affidi la referenza di un ragazzo ad una operatrice che di lì a poco finisce il contratto se non perché la si vuole inserire stabilmente.

Come quindi paragonare la premeditata insolenza di una scritta cancellabile in cinque minuti con la violenza della discriminazione su una donna che porta in sé affanni ed afflizioni e, nel caso specifico anni di oggettiva difficoltà?

Ai nostri occhi il confronto non è possibile, ma a occhi menefreghisti e distratti, intenti solo a trovare una giustificazione al proprio disimpegno solidaristico, tutto questo può sfuggire.

Sta di fatto che la nostra amica nulla sapeva delle scritte, e di altre iniziative quali lettere e cartoline di sdegno, adesivi, discussioni, ecc delle quali sembra esservi sfuggito anche il tono ironico. Cose che la futura mamma ha saputo solo dopo la loro attuazione, giustamente impegnata a farsi valere tramite vie sindacali e a distrarsi dal sentimento di abbandono e sfiducia che provava nei vostri confronti per tentare, nonostante tutto, di vivere serenamente quel momento tanto importante e delicato quale è la gravidanza.

Ci siamo anche impegnati a parlare direttamente con alcuni membri della vostra cooperativa. Privatamente esponevano dubbi e a volte sdegno nei confronti di certi metodi e di una precisa direzione intrapresa dalla vostra dirigenza. Ma quello che più ci ha impressionato è stato che le stesse persone parlavano a condizione che non fosse resa pubblica la loro identità, fatto molto grave, riscontrabile solo in situazioni di dipendenza da piccola impresa. Queste persone insomma si sentono vittime di un complesso meccanismo di ricatto (comprendi, ho famiglia… potrebbero rendermi la vita impossibile… ecc).

Lo schierarsi col più forte anche se scorretto, l’omertà, il silenzio di fronte alle ingiustizie e ai disagi sono sintomi evidenti.

Un'altra forma di discriminazione sulla maternità l’abbiamo riscontrata nella recente decisione di dividere gli utili della cooperativa in base alle ore effettivamente eseguite: com’è possibile, ci chiediamo noi, che maternità e malattia (che auspichiamo onesta), momenti tanto delicati dell’esistenza, possano divenire oggetto di discriminazione?

Tali sono i metodi che attualmente si applicano in quella che viene definita “l’ottica imprenditoriale”, quell’ottica che (a differenza delle altre cooperative “rosse e bianche” torinesi che conosciamo, ti manda i controlli a casa appena sei ammalato allo scopo di farti “rigare dritto”, quell’ottica che si nutre di precariato abusandone fin quando gli è possibile, allo scopo di incentivare il rendimento creando differenze tra i lavoratori, indirizzandole, di fatto a coltivare ognuno il proprio orticello astenendosi da quello spirito di solidarietà che solo può aiutare i lavoratori, gli uomini in generale e gli stessi utenti.

La verticizzazione dei poteri nel CDA (espropriati quindi alle equipe), snatura la cooperativa che diviene luogo qualsiasi di sfruttamento (neanche 900 euro al mese, notti e turni non pagati ai confini della stessa contestata legalità), il socio diventa un dipendente ordinario, ricattabile, aggrappato al proprio misero posto di lavoro, non più attivo e propositivo, se non superficialmente, nella gestione del lavoro e quindi della cooperativa, si accontenta di poche centinaia di euro ottenute dalla penalizzazione di qualcun altro per illudersi che così va tutto bene e rieleggere alla direzione le stesse persone arroganti e manipolatrici.

Ogni dissenso si risolve in voci di corridoio, succube di promesse di maggiore e migliore lavoro (per lo più non mantenute), di simpatie e antipatie personali, di favoritismi e amicalismi, deve anche fare buon viso agli amministratori in carica. L’importante è che non disturbi, che si sottoponga alle direttive, non importa se giuste o meno (come nel caso della nostra amica), il gruppo (in realtà agglomerato di individualisti) svilupperà sempre un’autogiustificazione: “è normale, il mondo và così…”

Ma proprio questo disgustoso meccanismo, indotto dall’esterno, dalle condizioni che ci vengono poste da chi ci vuole automi stacanovisti, che induce competitività tra i lavoratori creando le differenze e che li vuole meglio sfruttare annunciando tempi migliori, cioè “l’andazzo generale”, rende tutti complici di tale disgregazione. Quando il mercato del lavoro assume un volto disumano non è forse giunto il momento di porsi qualche domanda?

Sempre, ma in particolar modo per quel che riguarda il lavoro col disagio, siamo convinti che sottomettersi supini a certi meccanismi vigenti nel mondo del mercato-lavoro porta, come già possiamo osservare, solo alla mortificazione delle persone-lavoratori a spese della qualità (ma non della quantità…) del servizio offerto con conseguenze disastrose per utenti e operatori.

Ma certo, tutto il mondo va così, non c’è mai peggio al peggio…

Ci rendiamo conto della problematicità di dare un equilibrio agli interessi di chi lavora, utenti e cooperativa, ma fatti come quello accaduto alla nostra amica e altri emersi dalla nostra ricerca, a cui accenniamo in questa lettera, sono segnale molto, molto triste.

Oggi tutto questo è capitato a una vostra collega, un domani potrà capitare a voi, o magari a vostra figlia.

A pochi giorni dalla nascita della bambina ribadiamo la nostra solidarietà alla nostra amica, per un presente e un futuro a misura d’uomo (e non a misura d’impresa) e prendiamo le distanze da tutti quegli atteggiamenti che nel miope tentativo di tutelare solo la propria dimensione personale creano di fatto disgregazione sociale e dramma individuale.

Lei vedrà una nuova vita sbocciare a cui accudirà nonostante il vostro squallore, a voi un centinaio di euro in più alla chiusura dell’anno.

Gli amici di Sara, i nemici del padrone.

NUOVO SITO OP-SOC

Inviato da operaisociali in LE NOSTRE INIZIATIVE - 21 Nov, 2006


LE FORMICHE ROSSE 4

Inviato da operaisociali in complici e Solidali - 20 Nov, 2006

LE FORMICHE  ROSSE 4
 

Questo scritto non ha bisogno di ulteriori commenti: l’amara realtà
dei fatti, anche se nascosta, è molto chiara e rende bene l’idea.
Buongiorno carissimi di Formica Rossa.
Innanzitutto volevo dire che l'idea di questo giornalino è fenomenale e molto
importante. Volevo proporvi di organizzare un incontro tra educatori / dipendenti di cooperative, in cui scambiarsi informazioni, esperienze, conoscere i nostri diritti e se si riuscisse organizzare un bel movimento che ci difenda e tuteli (cosa che le
cooperative, molte volte non fanno, se ne infischiano del lavoratore e degli utenti).
Io sono un’educatrice laureata in scienze dell'educazione; in 2 anni e mezzo di
lavoro sono già stata dipendente di 4 cooperative. Quest'ultima, da cui sono
assunta, è la meno tutelante. Faccio assistenza scolastica ad un bambino con forti
problemi comportamentali, difficoltà di concentrazione ed aggressività. Sono
inquadrata al quarto livello perché per comune, cooperativa e dirigente scolastico è sufficiente una persona diplomata.Peccato che sono stata assunta da poco, dopo che già 4 assistenti diplomate si erano licenziate. La cooperativa si è preoccupata di ricercare una laureata perché avesse le capacità di sostenere la situazione, pagandola però come una diplomata e senza tentare di parlare con comune o dirigente scolastico per mettere in chiaro la
situazione. (6,9 EURO LORDI ALL'ORA quando loro dal comune ne prendono 15).
Non vi dico poi gli altri casini “marginali”: quando il bambino è assente io perdo leore e le dovrei recuperare ma mi ostacolano in vari modi.


 (Continua)

Il governo e l’umanizzazione dei CPT

Inviato da operaisociali in ARCHIVIO - 16 Nov, 2006

Il governo e l’umanizzazione dei CPT

Intervista ad Alessandro Dal Lago, Università di Genova

"La mia impressione è che questo governo in questo momento stia seguendo la politica dei governi precedenti che si differenziavano più per accentuazioni di durezza che non per linea politica".
Il sociologo autore di "Non-persone" commenta le attuali politiche migratorie italiane, sostanzialmente identiche alle precedenti, e, nello specifico, il mantenimento dei centri di permanenza temporanea, costosissimi, attraverso i quali in realtà "i contribuenti pagano il mantenimento delle proprie paure, pagano per essere rassicurati in un meccanismo tautologico".
I CPT quindi come dispositivi capaci di mettere a valore politicamente questo "sistema di paranoie pubbliche" oltre che, congiuntamente a tutto il meccanismo delle frontiere dell’erogazione dei permessi di soggiorno, vere porte di ingresso per lo sfruttamento e la produzione continua di "una nuova popolazione di schiavi".
In questo panorama, la gestione di questi centri da parte di enti pseudo-umanitari è una vergogna intollerabile, specie se le cooperative in questione provengono da una storia laica e "di sinistra", come nel caso della Cooperativa Minerva che gestisce il Cpt di Gradisca d’Isonzo.

Noi vorremmo analizzare con te le azioni di questo governo in relazione ai cpt e alle politiche migratorie in genere.
La mia impressione è che questo governo sia del tutto disinteressato in questo senso.
Mentre in qualche modo, non nel programma dell’Ulivo ma nei discorsi pre-elettorali, c’erano state le prese di posizione dei presidenti della regione di centrosinistra contro i CPT, di Rifondazione e di un sacco di partiti, la mia impressione è che adesso questo governo e le forze che lo appoggiano abbiano lasciato cadere questi aspetti e che Amato stia fondamentalmente prendendo tempo. Primo perché circa un mese fa, il 28 settembre, ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di chiudere i centri, e di questo non dubitavo conoscendo il personaggio, e secondo, per quanto riguarda la commissione De Mistura, mi sembra pura finzione nel senso che non c’è bisogno di una commissione per stabilire cosa succede nei cpt.
Sia la stampa che le inchieste di Gatti che quelle a cura dei movimenti antirazzisti hanno ampiamente documentato che i cpt sono quello che sono.
Quindi la mia impressione è che questo governo in questo momento stia seguendo la politica dei governi precedenti che si differenziavano più per accentuazioni di durezza che non per linea politica. Mi sembra che fondamentalmente la linea politica sia sempre quella.

Quindi questo superamento dei CPT tanto blaterato prima delle elezioni che cosa significava alla fine?
Non lo so cosa significava! Te lo dico sinceramente, secondo me era un modo per procurarsi voti nei settori non necessariamente antagonisti o radicali ma anche in quelli pacifisti o legati ai diritti umani. Una volta avuti questi voti, le elezioni sono andate come sono andate, la questione è stata completamente lasciata cadere.
L’atteggiamento del governo su queste questioni è sconcertante anche se prevedibile, quindi il problema è u po’ questo. Cosa voleva dire superare i cpt? Voleva dire superare la gestione emergenziale delle migrazioni, quindi voleva dire tante cose: voleva dire impostare la questione del diritto d’asilo, voleva dire impostare la questione della cittadinanza di cui Amato ha parlato in generale ma senza stabilire un calendario e io dubito fortemente che la questione possa andare in aula nei prossimi mesi.
Significava anche impostare un rapporto con i migranti e con la loro sicurezza perché nessuno parla mai del fatto che la sicurezza dei migranti è continuamente minacciata per la sola esistenza di sistemi di controllo delle frontiere, insomma voleva dire capovolgere tutto questo e partire da una considerazione molto banale: se si parla di 20/25000 clandestini all’anno si parla di cifre ridicole, irrisorie, vorrebbe dire in 10 anni 250000 persone, due milioni e mezzo in 100 anni, questa cifra non sarebbe neanche sufficiente a contrastare il declino della popolazione. Quindi mi sembra che dietro tutti i discorsi di Amato ecc. ecc. ci sia la volontà di non fare assolutamente nulla per tutta una serie di motivi di cui se vogliamo parliamo...

Ma anche in relazione alle cifre che ci hai appena dato quale potrebbe essere allora la reale funzione di questi luoghi che, ricordiamolo, sono costosissimi e non servono nemmeno poi alle ciniche funzioni dichiarate cioè quelle dell’espulsione di questi migranti che passano dentro i Cpt.Quindi secondo te il ruolo vero di queste istituzioni oggi nella nostra società, qual è?
Il ruolo è duplice: verso l’interno servono a dare un’offa, una focaccetta ai settori xenofobi, alla lega, per dare l’impressione insomma che si faccia qualcosa; all’esterno, sono strumenti di disciplinamento e di impaurimento secondo me, perché il loro scopo è minacciare in quanto non servono a nulla, come dicevi, dal punto di vista delle proclamate politiche di espulsione poiché noi sappiamo che solo una minoranza poi vengono espulsi di fatto, benché la questione sia dubbia perché molti vengono espulsi senza neanche passare dal sistema dei cpt nazionali ma direttamente da Lampedusa come è successo l’anno scorso.
Però insomma, a parte quello, è evidente che non servono a espellere ma servono impaurire e a mantenere in una posizione subordinata come tutte le politiche migratorie degli ultimi anni.
Quindi questa è la loro funzione essenziale. Sono costosissimi, e i contribuenti che cosa pagano?
Pagano il mantenimento delle proprie paure, pagano per essere rassicurati in un meccanismo tautologico: questi cpt servono a sfruttare la paura e a tenerla in caldo in modo tale che si possa sfruttare politicamente questo sistema di paranoie pubbliche.


 (Continua)

L'allegra professoressa

Inviato da operaisociali in ARCHIVIO - 16 Nov, 2006

SCRIVICI COSA NE PENSI!
  
MILANO — Ai carabinieri aveva confessato la colpa («L’ho toccato ») e una gran paura: «Il mio paese non me lo perdonerà». E, rientrata nella natia Pietracatella, 1.600 abitanti in provincia di Campobasso, la prof sorpresa semivestita con i suoi studenti, è subito scappata. In fuga dai concittadini. Insieme alla famiglia, nota in paese, dove da generazioni lavora la terra. In casa, la 33enne aveva raccontato d’essere tornata perché era finito il lavoro. E non perché cacciata da una scuola media dell’hinterland, dopo esser stata sorpresa da una collega a far sesso con tre alunni, tra i quali un 14enne che «credevo avesse 17 anni». Quando, ieri mattina, l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta per notificare l’invito a comparire dai carabinieri per ulteriori accertamenti, la famiglia ha scoperto il motivo del ritorno della ragazza. Lei si difende: «Sono caduta in una trappola».

 (Continua)

occupazione assessorato del lavoro di Roma

Inviato da operaisociali in complici e Solidali - 14 Nov, 2006

 

 I precar@ generalizzano lo sciopero del 17 novembre

Oggi 14 novembre 2006 dalle ore 15.30 i lavoratori dei canili comunali con altre rappresentaze di sindacati di base, e lavoratori precari del terzo settore e non, hanno occupato la sede dell’Assessorato del Lavoro del Comune di Roma.
SUBITO DOPO LO SCIOPERO DEL 20 OTTOBRE PROCLAMATO PER GRAVISSIME VIOLAZIONI SULLA SICUREZZA DEL LAVORO, l’Associazione Volontari Canili di Porta Portese, affidataria dell’appalto del Comune di Roma, ha licenziato Simona, con la banale scusa di portare il proprio cane malato di epilessia in un canile dove sono in atto evidenti violazioni delle normative sulla sicurezza sul lavoro.

 (Continua)

Facciamoci Con Tatto

Inviato da operaisociali in TELEFONO FUCSIA - 14 Nov, 2006


Punto San Precario

Inviato da operaisociali in ARCHIVIO - 13 Nov, 2006

Mercoledì 8 novembre006 dalle 19.00
in via Angelo della Pergola 5, Milano

il punto SanPrecario si evolve e ti invita all'inaugurazione:

Ci rivolgiamo a genti sgamate, capaci, serie, competenti, leali ma anche un po' stronze, avvocati e affaristi senza scrupoli verso i forti, maestri dell'artifizio, contorsionisti del quotidiano, agenti dell' Intelligence Precaria, viveurs, reagenti del conflitto, contrabbandieri, pirati, simulatori, hackers, dissimulatrici dell'immagine e fashion killers, a tutti/e dai territori, attraverso i gangli informazionali, ovunque, nei corpi e nelle menti.


Il bosco degli operatori sociali

Inviato da operaisociali in ARCHIVIO - 6 Nov, 2006

Il bosco degli operatori sociali

C'era una volta in un bosco, cioè una jungla sociosanitaria detta Welfare, un mostro cattivo e nero che si chiamava Diverso. Era sporco lurido spesso disonesto e lascivo, tanto che tutti coloro che vi si avvicinavano, rimanevano sconvolti da quell'essere schifoso. Nessuno se ne curava, le tv del Padrone ci mandavano a dire che non esisteva più. "Bambini non abbiate paura, il Diverso è solo un incubo comunista. C'è solo gente che non ha voglia di lavorare o, come i drogati, se le cercano."Solo poche assessore donne al sociale di giunte di sinistra lo evocavano e quando lo facevano la gente scappava terrorizzata. E spesso, se il pubblico restava ad ammirarle, loro si avvicinavano spiegando che insomma è umano come noi.
 (Continua)

No reggae DANCE HALL Operaia :-)

Inviato da operaisociali in LE NOSTRE INIZIATIVE - 3 Nov, 2006

No reggae Dance hall Operaia 

 

Nasce il Telefono Fucsia. Il primo sportello telefonico di autodifesa  legale e messa in rete di relazioni e conoscenze per operatori sociali. Le tue domande e le tue proposte saranno accolte oltre che da un’attenta equipe di esperti (avvocati, giuristi del lavoro, etc..) da un gruppo di operatori e operatrici sociali esattamente come te, insofferenti al controllo e talvolta irrequiet@.


 (Continua)